allora la situazione è questa: carissima amica nonché collega S è in una specie di congedo perché è fuori roma a girare il suo primo lungometraggio e nonostante la magnifica ed eccitante opportunità il suo entusiasmo riguardo questa esperienza era assai bassa ancora prima di partire ed era altresì presa da paranoie e paure e ansie eccetera, quindi non mi sono sorpreso quando ieri l’ho sentita di cattivo umore, il problema con S però è la comunicazione, infatti lei decide di non comunicare come forma di comunicazione e capita spesso che non risponda ai messaggi sia come metodo comunicativo sia come metodo punitivo nei confronti dell’altra persona. la chat di ieri mattina è stata la seguente: lei “giorno”, io “we hai iniziato? (le riprese, ndr), lei (dopo due ore) “purtroppo”, io (subito) “come mai? cosa è successo? com’è andata?”, lei (dopo due ore) “male”, io (subito) “S PORCO DIO NON PUOI RISPONDERE CON UNA PAROLA DOPO DUE ORE”, sono passate ore ventiquattro e non so ancora cosa le sia successo o del perché sia così scoraggiata.
situazione due. ieri arrivo a lavoro e non solo trovo A nonostante non fosse il suo turno ma aveva un polso fasciato, gli chiedo ovviamente cosa gli fosse accaduto e mi dice che era caduto dalle scale, non rimango sorpreso del fatto che non fosse andato all’ospedale perché A ha una visione alquanto distorta della medicina e pensa che i metodi di cura casalinghi non abbiano nulla da invidiare a quelli professionali, però lo convinciamo ad andare all’ospedale perché non riesce a muovere le dita della mano e quindi ieri ha staccato prima dal turno per recarsi appunto al pronto soccorso. gli scrivo ieri: nessuna risposta. gli scrivo stamattina: nessuna risposta. so che ha parlato col capo, quindi esiste e non è improvvisamente diventato un essere etereo che esiste soltanto nella mia memoria, ma anzi ha persino almeno un pollice opponibile che potrebbe usare per scrivermi di essere almeno vivo.
il ghosting non lo capisco. se non rispondo allo sconosciuto su vinted che mi dice che se compro subito il suo libro me lo spedisce in giornata ha senso, però se chiedo per interesse a due amici come stanno mi aspetto una risposta, ecco tutto. (poi vabbè io sono circondato da ghoster professionisti, persone che giustificano il ghosting come espressione del benessere personale o qualcosa genere, sono il primo a prendermi i miei tempi per rispondere, però inizio a vedere la reperibilità online come un’estensione della comunicazione verbale reale e l’idea di non rispondere nel bel mezzo di una conversazione perché semplicemente mi va la reputo non meno di una specie di tortura psicologica e sociale. pensate che ferite aperte lasciamo quei messaggi senza risposta inviati a persone per cui provi affetto - perché il punto è proprio questo, pensare a sé e ammettere che non ci va di affrontare lo stress (?) di rispondere quando dall’altra parte c’è una persona in attesa e che vedrà trasformare quell’attesa in qualcos’altro a seconda del proprio carattere e sensibilità. settimana scorsa ho discusso civilmente con collega diciannovenne perché andava fiero di aver ghostato una tipa un po’ strana dopo che erano stati intimi, gli ho chiesto perché non le dicesse che non gli andava più di vederla e mi ha detto che il fatto stesso di non risponderle non solo le avrebbe fatto capire questa intenzione ma addirittura sarebbe stata una scelta che le avrebbe provocato meno sofferenza. quindi il ghosting è diventato proprio una forma comunicativa, comprensibile in quest’era di facile e immediata reperibilità, non sono scemo e lo capisco, però boh, forse il punto è soltanto uno: non il ghosting in sé ma l’idea di essere una persona con cui gli altri non vogliono avere a che fare e da cui è facile divincolarsi sfruttando la distanza e lasciando semplicemente la conversazione in sospeso)