

Un tablet che fa il laptop, un laptop che fa il tablet. Facile dirlo sulla carta, molto meno riuscirci davvero soprattutto quando il budget non è quello di un Surface Pro. Il Ninkear S13 arriva con una promessa grossa: piattaforma Intel Core Ultra, display 2.5K, penna stilo e tastiera incluse, il tutto per meno di 700 euro. Quando me l'hanno proposto per un test, ammetto di aver alzato un sopracciglio. I brand cinesi meno conosciuti hanno fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma la categoria dei 2-in-1 è un campo minato: basta sbagliare il bilanciamento tra peso, autonomia e prestazioni e il prodotto diventa un compromesso che non soddisfa nessuno.
E invece. Dopo una settimana di utilizzo quotidiano portato in borsa, usato sulla scrivania, provato sul divano la sera tardi con Anubi che cercava di appoggiarmi la testa sulle ginocchia (operazione complicata con un tablet da 13 pollici) devo dire che le sorprese ci sono state. Non tutte positive, sia chiaro, ma parecchie inaspettate. Il processore Meteor Lake con NPU integrata, i 16 GB di LPDDR5 e il terabyte di SSD raccontano una scheda tecnica che sulla carta se la gioca con dispositivi ben più blasonati. Ma le specifiche sono solo numeri finché non li metti alla prova, e i brand meno noti devono dimostrare sul campo quello che i big dell'industria possono permettersi di promettere. Ecco com'è andata, giorno per giorno.
Unboxing
La scatola è arrivata un martedì mattina, più pesante di quanto mi aspettassi poi ho capito il perché. Dentro c'è praticamente tutto quello che serve per iniziare a lavorare subito, senza correre a comprare accessori extra. Il tablet è avvolto in una busta di tessuto morbido, e subito sotto si trovano la tastiera magnetica retroilluminata, lo stilo a 4096 livelli di pressione, un alimentatore GaN USB-C da 65 watt e il cavo di ricarica. Completano la dotazione un manuale multilingue (l'italiano c'è, anche se un po’ essenziale) e una card con i contatti del supporto europeo.
Devo dire che trovare penna e tastiera nella confezione, senza sovrapprezzo, è una cosa che non va data per scontata. Chi ha mai guardato i prezzi degli accessori per un Surface sa di cosa parlo: solo la Type Cover e la Slim Pen possono costare insieme quanto mezzo dispositivo. Qui è tutto dentro, e la qualità del packaging senza essere premium comunica attenzione. Niente polistirolo da guerra, tutto cartone riciclabile e sagomato. C'è anche una pellicola protettiva già applicata sullo schermo, un dettaglio che in molti trascurano ma che per chi è maldestro come me è un salvavita nei primi giorni. Insomma, una buona prima impressione.
Design e costruzione
La prima cosa che colpisce è il peso. Anzi, l'assenza di peso. 850 grammi dichiarati per il solo tablet, e giuro che la prima volta che l'ho preso in mano mi sono chiesto se dentro ci fosse davvero tutto. La scocca è in lega di magnesio e alluminio, e si sente: non è la plastica fredda di certi tablet economici, c'è una sensazione quasi metallica al tatto, che dà sicurezza. Lo spessore è sotto il centimetro 9,89 millimetri per la precisione e il formato 16:10 rende il dispositivo più compatto in larghezza rispetto ai classici 16:9.
Aggancio la tastiera, ed ecco che il convertibile prende forma. Il meccanismo magnetico è solido, aggancia con un click deciso e non dà la sensazione di potersi staccare per sbaglio. Il peso sale a circa 1,3 kg con la cover-tastiera, che resta comunque ottimo per un 2-in-1 completo. Ma il design ha anche i suoi limiti: il kickstand è assente. Si lavora con la tastiera come unico supporto inclinato, e questo in modalità laptop su superfici morbide tipo il letto, il divano può diventare un po’ precario. Seduto alla scrivania nessun problema, ma sul treno con il tavolino minuscolo qualche compromesso c'è.
Le porte sono essenziali: due USB-C 3.2 Gen1 full-function sul lato sinistro (ricarica, dati e uscita video, tutte e due) e una USB-A 3.2 Gen1 sulla destra. Stop. Niente jack audio, niente slot microSD, niente HDMI dedicata. Per un dispositivo così sottile è comprensibile, ma se avete periferiche vecchia scuola, un hub sarà obbligatorio. I bordi sono leggermente arrotondati, il che migliora la presa quando lo si usa come tablet, e il colore un grigio scuro elegante, niente di rivoluzionario è sobrio e adatto a contesti professionali. Non è il tipo di prodotto che fa girare la testa in un caffè, ma non sembra nemmeno un giocattolo: c'è una dignità estetica che i brand cinesi di qualche anno fa non avevano.
Specifiche tecniche
Specifica
Valore
Processore
Intel Core Ultra 5 115U (8 core / 10 thread, fino a 4,2 GHz)
Architettura
Meteor Lake, processo Intel 4 (7 nm)
TDP
15 W (configurabile 12-57 W)
GPU integrata
Intel Arc Graphics (4 core, fino a 1,8 GHz)
NPU
Intel AI Boost, fino a 11 TOPS
RAM
16 GB LPDDR5
Storage
1 TB SSD PCIe NVMe
Display
13" IPS, 2560×1600 (16:10), 60 Hz, 100% sRGB, 350 nit
Touch
10 punti, penna stilo 4096 livelli inclusa
Webcam
Frontale 5 MP + Posteriore 5 MP
Audio
2 speaker stereo da 2 W, microfono con cancellazione AI
Batteria
42 Wh, ricarica PD 65 W (caricatore GaN incluso)
Connettività
Wi-Fi 6 (802.11ax), Bluetooth 5.2
Porte
2× USB-C 3.2 Gen1 full-function, 1× USB-A 3.2 Gen1
Sicurezza
Lettore di impronte digitali
Tastiera
Magnetica staccabile, retroilluminata, layout QWERTY
Dimensioni
300,57 × 195,56 × 9,89 mm
Peso
~850 g (solo tablet), ~1.300 g con tastiera
Sistema operativo
Windows 11
Garanzia
3 anni (centro assistenza EU)
Hardware
Apriamo il capitolo che conta. Il Core Ultra 5 115U è un chip della famiglia Meteor Lake la prima generazione di processori Intel con architettura a tile disaggregati. Tradotto: il processore non è un blocco monolitico, ma un insieme di chiplet collegati tramite tecnologia Foveros. Il tile CPU è fabbricato a 7 nm (processo Intel 4), la GPU e l'I/O sfruttano nodi TSMC a 5 e 6 nm. Sulla carta è roba da ingegneri, ma il risultato pratico si traduce in un buon equilibrio tra prestazioni e consumi.
Due Performance-core con Hyper-Threading, quattro Efficient-core e due Low Power Efficient-core compongono la configurazione a 8 core e 10 thread. La frequenza turbo arriva a 4,2 GHz, ma e qui viene il punto il TDP di default è fissato a 15 watt. Quindici. In un tablet sottile meno di un centimetro, con dissipazione passiva o quasi, non aspettatevi miracoli nei carichi prolungati. Ci torniamo tra poco nei benchmark.
La RAM è saldata, 16 GB LPDDR5 non espandibili. Per l'uso previsto è più che sufficiente, ma chi sognava di portarla a 32 GB per editing video serio dovrà guardare altrove. L'SSD da 1 TB è in formato M.2 PCIe veloce, capiente, e finalmente si esce dalla trappola dei 256 o 512 GB che ti costringono a fare pulizia ogni due settimane.
E poi c'è la NPU, il pezzo forte del marketing Intel: un'unità di elaborazione neurale dedicata, con 11 TOPS dichiarati. A oggi, l'uso pratico è ancora limitato a funzionalità di Windows 11 come Windows Studio Effects sfocatura sfondo nelle videochiamate, tracking degli occhi, miglioramento audio e qualche ottimizzazione in applicazioni specifiche. Adobe ha iniziato a sfruttarla, ma siamo ancora agli inizi. È un investimento per il futuro, e questo va riconosciuto: quando l'ecosistema software sarà maturo per le funzionalità AI on-device, chi ha la NPU sarà già pronto. Chi non ce l'ha, dovrà cambiare hardware. Detto questo, comprare un dispositivo oggi per una funzionalità che diventerà utile domani è una scommessa, e non tutti sono disposti a farla.
Un appunto sulla RAM: 16 GB LPDDR5 saldata sulla scheda madre, non espandibile. Per il target di questo dispositivo produttività, navigazione, multitasking moderato sono più che sufficienti. Ma c'è chi li trova al limite, specialmente con Chrome aperto e le sue tab che divorano memoria come se non ci fosse un domani. Nella mia esperienza, con 10-15 tab, Office e Spotify, il consumo RAM oscillava tra 10 e 13 GB. Margine c'è, ma non è enorme.
Software
Windows 11 Home arriva preinstallato in versione multilingue. La configurazione iniziale è stata liscia, ho impostato l'italiano al primo avvio e nel giro di dieci minuti ero operativo. Nessun bloatware aggressivo qualche app Ninkear preinstallata che si rimuove con un click, il resto è la classica dotazione Microsoft. Ho apprezzato l'assenza di antivirus di terze parti preinstallati, che sono una piaga su molti portatili e rallentano il sistema fin dal primo avvio. Qui c'è Windows Defender, e basta.
Un paio di note importanti. La gestione energetica di Windows su questo tipo di dispositivi è fondamentale: ho dovuto smanettare un po’ con i profili di risparmio energia per trovare il bilanciamento giusto tra reattività e durata della batteria. Il profilo “Bilanciato” di default tende a tenere i consumi bassi, il che è un bene per l'autonomia ma un po’ penalizzante quando servono prestazioni continue il processore ci mette un attimo in più ad alzare le frequenze. Passando a “Massime prestazioni” il chip respira di più e la reattività migliora sensibilmente, ma l'autonomia ne risente parecchio, perdendo quasi un'ora e mezza. Il mio consiglio? Lasciate “Bilanciato” e passate a “Prestazioni” solo quando siete collegati alla corrente.
La rotazione automatica dello schermo quando si stacca la tastiera funziona bene, così come il passaggio alla modalità tablet con icone più grandi e tastiera on-screen. Non è sempre fluido al 100% a volte c'è un attimo di esitazione nel switch tra le modalità ma ci si convive senza frustrazioni.
La penna funziona nativamente con le app che supportano Windows Ink OneNote, Whiteboard, e ovviamente tutti i software di disegno come Clip Studio Paint o Krita. La latenza è percepibile ma non fastidiosa: non siamo al livello di un iPad con Apple Pencil, ma per prendere appunti è più che adeguata. Ho provato anche con Xodo per annotare PDF, e devo dire che l'esperienza è piacevole: evidenziare, sottolineare, scrivere note a margine tutto funziona come ci si aspetta.
Prestazioni e autonomia
Ok, arriviamo al dunque. La batteria da 42 Wh promette circa 8 ore di utilizzo secondo Ninkear. La realtà? Dipende molto da cosa ci fai, e sopratutto da come gestisci la luminosità e i processi in background. Navigazione web, documenti, qualche video su YouTube: sono arrivato a sfiorare le 6 ore e mezza senza troppi accorgimenti. Luminosità al 60%, Wi-Fi attivo, Bluetooth spento. Il quarto giorno di test l'ho staccato dalla corrente alle 8 di mattina, ho scritto un articolo, risposto a una trentina di email, guardato un episodio di una serie su Netflix e alle 14:30 ero al 18%. Non male, ma nemmeno eccezionale siamo nella media dei convertibili con questo tipo di batteria.
Con il profilo “Risparmio batteria” attivo e luminosità al 40%, ho toccato le 7 ore in una giornata di uso leggero. Diciamo che per una giornata lavorativa fuori casa, portarsi il caricatore è consigliabile ma se trovate una presa nel primo pomeriggio, ce la fate.
La ricarica con il caricatore GaN da 65 watt è veloce: da zero a 50% in poco meno di 40 minuti, la ricarica completa in un'ora e mezza scarsa. E il fatto che si possa ricaricare da entrambe le porte USB-C è una comodità non da poco uno di quei dettagli che apprezzi solo quando ti capita di avere il cavo dal lato sbagliato. Il caricatore GaN, poi, è davvero compatto: pesa nulla e sta in qualsiasi tasca della borsa. Rispetto ai mattoncini enormi che ancora accompagnano certi portatili, è un altro secolo.
Sotto stress Cinebench in loop, rendering, quel tipo di carico l'autonomia crolla sotto le 3 ore. Ma non è lo scenario d'uso per cui questo dispositivo è pensato, e chi compra un 2-in-1 da 850 grammi per fare rendering video probabilmente ha sbagliato acquisto a monte.
Test sul campo
La prima cosa che ho fatto, dopo la configurazione iniziale, è stata portare il dispositivo in una giornata tipo di lavoro. Mercoledì, ufficio: WordPress aperto su Chrome con otto tab, Slack, un PDF da correggere e Spotify in sottofondo. Risposta del sistema: fluida. Nessun rallentamento percepibile, nessun momento di freeze. Il multitasking quotidiano, quello vero non venti app aperte per forzare il test viene gestito senza sudare. Il passaggio tra un'app e l'altra è istantaneo, le tab del browser non fanno reload quando ci torni sopra (segno che 16 GB di RAM servono) e l'SSD rende i salvataggi impercettibili.
Il secondo giorno l'ho usato prevalentemente come tablet. E qui la faccenda si fa interessante. Staccata la tastiera, il dispositivo da 850 grammi si tiene comodamente in mano per leggere PDF o sfogliare pagine web. Mezzora di lettura senza fatica al braccio, che per un tablet da 13 pollici non è scontato. Lo stilo l'ho provato con OneNote durante una riunione su Teams: la scrittura è precisa, i 4096 livelli di pressione si sentono quando si fanno tratti più o meno calcati, e la palm rejection funziona bene riuscivo a poggiare il palmo sullo schermo senza tocchi fantasma. Una cosa che mi ha fatto piacere: la sensibilità al tocco è buona anche ai bordi dello schermo, dove spesso i tablet economici perdono un po’ di precisione.
Il terzo giorno ho voluto capire come se la cava con compiti un po’ più impegnativi. Ho aperto Lightroom per un editing fotografico leggero: una trentina di RAW da una mirrorless, regolazioni basilari, qualche crop. Il processore ha retto, ma si sentiva lavorare. Il sistema di dissipazione per quanto silenzioso in uso normale ha iniziato a farsi sentire con un sibilo leggero ma costante. Niente di drammatico, ma se siete in una stanza silenziosa lo notate. L'esportazione di 30 foto con regolazioni ha richiesto poco più di tre minuti: non è un record, ma per un tablet da meno di un chilo è un risultato accettabile.
Il quarto giorno è stato quello dello stress test involontario. Avevo un articolo da consegnare, una videoconferenza alle 11, due PDF da annotare e nel frattempo scaricavo un aggiornamento di Windows in background. Il tipo di giornata in cui un dispositivo dimostra se regge o crolla. Il risultato: nessun crash, nessun blocco, qualche esitazione nel passare da Teams a Chrome durante la call ma niente di grave. La ventola si è accesa verso le 11:30 e non si è più spenta fino a pausa pranzo. Ma ha funzionato.
Una sera, per curiosità, ho provato ad avviare qualche gioco. Civilization VI gira, a dettagli bassi in 1080p, con frame rate giocabile ma non entusiasmante siamo sui 25-30 fps nelle fasi iniziali, cala un po’ nelle partite avanzate. Titoli indie leggeri come Hollow Knight o Stardew Valley? Zero problemi. Ho provato anche Slay the Spire, che ovviamente gira perfetto, e un paio d'ore di Hades a dettagli medi giocabile, con qualche frame drop nelle scene più caotiche. Ma dimentichiamoci qualsiasi AAA recente: la Intel Arc Graphics integrata non è fatta per quello, e sarebbe ingiusto pretenderlo.
Ultimo test: videoconferenza. Teams e Zoom funzionano bene, la webcam frontale da 5 MP è nella media non aspettatevi miracoli in condizioni di luce scarsa, ma con illuminazione decente il risultato è dignitoso. I microfoni con cancellazione AI del rumore funzionano: ho fatto una chiamata mentre Dafne abbaiava in sottofondo alla porta e il mio interlocutore non ha sentito quasi nulla. E questa cosa, con un pastore svizzero bianco che quando parte non è esattamente discreto, non è da poco.
Approfondimenti
Qualità del display
Il pannello IPS da 13 pollici in risoluzione 2560×1600 è, senza girarci troppo attorno, uno dei punti forti del prodotto. I colori sono vivaci senza essere saturi in modo artificiale, la copertura sRGB al 100% dichiarata sembra credibile a occhio non ho uno spettrofotometro, ma confrontandolo col mio monitor calibrato le differenze sono minime. Il formato 16:10 aggiunge spazio verticale che nella navigazione web e nella scrittura fa davvero la differenza rispetto al classico 16:9. 350 nit di luminosità bastano per l'uso indoor e in ambienti non troppo luminosi. All'aperto, sotto il sole diretto, si fa più fatica ma quale IPS non soffre in quelle condizioni?
Una cosa che mi ha colpito: la risoluzione 2.5K su 13 pollici produce una densità di pixel alta, e il testo è nitidissimo. Per chi lavora molto con documenti e fogli di calcolo, è un piacere. Il refresh rate è a 60 Hz nessuna sorpresa, a questa fascia di prezzo e con questa GPU i 120 Hz sarebbero stati un lusso inutile. La protezione per gli occhi integrata riduce la luce blu e nei test serali ho apprezzato meno affaticamento rispetto ad altri schermi senza questo filtro.
Tastiera e stilo: la coppia che fa il 2-in-1
La tastiera magnetica è sorprendentemente buona per essere un accessorio incluso. I tasti hanno una corsa sufficiente non siamo a livello di una ThinkPad, ovviamente e la retroilluminazione è uniforme, con un singolo livello di intensità. La cosa che mi ha convinto di più è il feedback tattile: c'è un click leggero ma definito che aiuta la digitazione. Ho scritto con questa tastiera per cinque giorni di fila e non ho rimpianto la mia tastiera desktop. Beh, quasi. Il layout QWERTY americano è un limite per chi usa accenti e caratteri italiani quotidianamente: le è, le à, le ù richiedono combinazioni o il cambio layout via software.
Lo stilo è un piacevole extra. 4096 livelli di pressione, buona sensibilità, nessun bisogno di batteria o ricarica (è passivo). Risponde bene in OneNote e nelle app di disegno, anche se la latenza lo ripeto non è al livello della Apple Pencil. Per prendere appunti a mano e fare annotazioni su PDF è perfetto. Per il disegno tecnico o l'illustrazione professionale, no: mancano i tasti funzione sullo stilo e la sensibilità all'inclinazione.
Benchmark: i numeri nudi e crudi
E qui facciamo parlare i dati. Ho eseguito i test sintetici principali, e i risultati raccontano una storia prevedibile ma utile da conoscere.
Partiamo da Cinebench R23: in single-core il processore ha toccato circa 1.480 punti, in multi-core 7.200 punti. Sono valori leggermente sotto la media del Core Ultra 5 115U che si trova nei database online (~1.518 SC, ~7.569 MC), e la ragione è prevedibile: il thermal throttling in un chassis così sottile con TDP a 15 watt limita le prestazioni sostenute. Il primo passaggio andava bene, dal secondo in poi i punteggi calavano di un 4-5%. Per dare un contesto: siamo grosso modo al livello di un Apple M1, qualche punto sotto un Ryzen 5 5600U processori di due-tre anni fa, certo, ma che in uso reale rimangono perfettamente validi per la produttività.
Su Geekbench 6 i risultati sono stati più regolari: 1.580 single-core, 6.400 multi-core. Di nuovo, un pelo sotto i riferimenti medi ma in linea con le aspettative per un form factor tablet. Il single-core è il dato che conta di più nell'uso quotidiano apertura app, reattività dell'interfaccia, fluidità generale e qui il Meteor Lake se la cava bene.
CrystalDiskMark ha confermato un SSD veloce: lettura sequenziale attorno ai 2.800 MB/s, scrittura a 1.900 MB/s. Non è un PCIe Gen 4 da primato (quelli sfiorano i 7.000 in lettura), ma per l'uso quotidiano è più che sufficiente i tempi di avvio del sistema sono costantemente sotto i 10 secondi, le app si aprono in un batter d'occhio e i trasferimenti file sono rapidi. La lettura random a 4K, che è il dato che più impatta sulla reattività percepita, è buona: nessuna lamentela.
Su 3DMark Time Spy la GPU integrata ha totalizzato circa 1.300 punti grafici. Numeri modesti, che confermano quello che dicevo: gaming leggero sì, roba impegnativa no. La Intel Arc Graphics con 4 core ha potenziale sulla carta supporta DX12 Ultimate, ray tracing, e XeSS per l'upscaling ma la potenza bruta non c'è per sfruttare queste tecnologie in modo significativo.
Ora, i benchmark sono importanti ma raccontano solo metà della storia. Nei carichi reali multitasking con browser, Office, streaming il dispositivo è fluido e reattivo.
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hii margally fic is out rn but only the first chapter because im kinda busy 💔
Ain’t Nobody Else Like You - 𓂃₊ ⊹ franny - Wattpad
hope u enjoy 💗
dedicated to the one i love.




Margaret remembered reading the paper the day after Dallas died; she was having breakfast and she saw it on the front page while her dad read it like not a thing had changed. Like nothing had happened at all.
[[MORE]]It was a short notice under the headline: “Hero Boy dies in Hospital.” It vaguely described a suicide by cop, with only the words Dallas Winston (17) sticking out among the blurry lettering. Blurry because she started crying from panic the second she saw it. They’d been on a break for the past three weeks, and she just knew he’d get himself in some real trouble. She didn’t think this sort of trouble.
Her mother had rushed over, concerned. Margaret was hysterical. She remembered the last thing she’d said to him too before he glared at her and drove off real fast “Don’t you ever come back here, Dallas Winston! I don’t never want to see your mean mug for as long as I live.” Well, he certainly wasn’t coming back now.
The guilt ate at her, even though everyone reassured her it wasn’t her fault at all. “Dallas Winston was always gonna get into trouble like that, honey.” She heard it a hundred different ways a hundred times over. But she knew Dallas was better than that. Maybe she just wanted him to be better than that. In the year and a half she’d loved Dallas she’d never been able to figure it out- what he really wanted from life. Maybe all he wanted was trouble. Or maybe for everyone to know how angry he was. Or maybe he wanted to live to die.
Maybe Margaret had never known him at all. But she had, hadn’t she? Known him in his eyes, in his cigarettes, in how he spoke about doing time since before he could drive, in his arm around her shoulder. Yes, she knew Dallas Winston. But she didn’t know why he’d do a thing like that.
Every night before bed, she’d pray for him. Kneel at her bedside, hands clasped tight, red nails biting into her knuckles, whispering and willing hard. Margaret prayed that God would understand him the way she had. She prayed God would forgive his wrongdoings , would see him as what he was- a teenage boy angry at the world, who knew it didn’t understand him, didn’t want him. Margaret prayed he was watching on her from heaven, smoking real nice cigarettes and laughing with any of those friends that’d died pretty similarly. Or maybe that little guy he was hanging out with, the hero guy on the front page the morning after.
Every night, for weeks, after her prayers, she’d lie in bed and try and send messages to him telepathically, like a stupid kid. She’d try and will her thoughts into heaven. Dallas, baby, I love you. Dallas, baby. I’m sorry.
Eventually, Tulsa forgot about the hero boy and forgot about Dallas. The only time she could see an essence of him was when Buck Merrill came into the diner on a date, or when she saw a gang of greasers walking around together, all with similar, swaggering strides. Similar, but no one could match Dallas. Those prayers never stopped. In the darkest hours, just before dawn, Margaret would dream of him, blonde hair falling over his forehead, half buried in pillows and blankets, St Christopher’s still around his neck, slumbering beside her. It brought her reassurance to see him like that. Serene and, at last, at peace, even if none of it was real

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I literally feel physically sick of guys
I thought about certain people from the past and how a lot of the low to zero “effort” they gave me or my narcissistic exes slowly lifting away their masks. Nothing genuine just love bombing and empty phrases on repeat.
I deserved more than that bullshit but now I’m in constant fatigue.
Past life as a romantic but now I don’t have an interest in bullshit relationships, hoping for stories that weren’t for me in the first place. Disgusted with guys in a romantic sense from all the shit I experienced and dealt with.
Can’t feel excited for it.
Done wasting myself on waisted effort and mediocrity.
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