#Doppiozero

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marcogiovenale
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→ corallo (rosselli)

leggo questo bell’articolo dello scorso anno di Maria Attanasio su Amelia Rosselli, uscito su doppiozero; e in incipit trovo questo passo:
Mi invitò a mangiare insieme a lei, il giorno dopo a casa sua, in Via del Corallo; un vicolo piuttosto stretto, il cui nome la prima volta collegai ovviamente ad amuleti e fondali marini; che a lei invece richiamava i bassorilievi dei cori lignei delle chiese,…

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latiranniadelvoltoumano
latiranniadelvoltoumano

Nella psicologia degli individui sappiamo bene quanto l’assenza di capacità onirica e immaginativa sia dannosa per la mente, lo stesso vale per la società. Per questo i poeti e gli artisti sono fondamentali, perché sono una sorta di generatore collettivo di immaginazione, unico vero antidoto al concretismo e al letteralismo di ogni potere, politico e/o economico che sia. Pare che uno dei motti del ’68 francese, con un capovolgimento straordinario del conformistico senso comune, fosse “noi non vogliamo fatti, ma parole”. È proprio così, abbiamo bisogno di immagini e di parole, e un elemento di allarme nel mondo a noi contemporaneo è che tutto questo è piuttosto carente, il mondo sta diventando emozionalmente afasico. 

La psicoanalisi si occupa dellanima, sottolineando che non basta possederla, ma è necessario coltivarla. Secondo la sociologia contemporanea, siamo passati dalla società del rischio” (Ulrich Beck) all’“era degli shock” (Chiara Giaccardi e Mauro Magatti), unepoca segnata da unabbondanza tecnologica ma da una crescente mancanza di anima. Cosa significa per voi anima”? 

(Individuation and Liberty in a Globalized World: Psychosocial Perspectives on Freedom after Freedom (Routledge, 2021,), abbiamo evidenziato un fattore a nostro avviso moltiplicatore di quella che è una tendenza umana elementare studiata per primo in campo analitico da Alfred Adler, il ricorso appunto al pensiero binario come difesa dalla complessità dell’esistenza.
il processo logico/metonimico uscito dalla porta del web, rientra così dalla finestra in modo sovra-compensatorio in veste di pensiero binario, generando i conflitti bidimensionali che sempre più spesso affliggono la nostra società, e che sono sempre sterilmente pro o contro qualcosa.

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telamonio96
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dorettaus
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Una fotografia che accende pensieri poetici, filosofici, storici…

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marcogiovenale
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ricordo e link: per luca maria patella

un ricordo di Elio Grazioli.
link dalla newsletter di Quodlibet,
giustamente:

https://www.doppiozero.com/luca-maria-patella-s-comparso
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dorettaus
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telamonio96
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Non riesco a dormire, sarà il lavoro o la zanzara che mi tormenta? Leggo un po’ di doppiozero (il bel progetto di Marco Belpoliti e altri) e trovo sempre articoli interessanti come questa recensione di Maurizio Sentieri sul ultimo libro di Marco Albino Ferrari, “Assalto alle Alpi”, Einaudi.

L'incipit del articolo è particolarmente felice.

[…] «come ogni azione umana condotta con perseveranza, cura e dedizione possa avvicinarci un po’ a Dio. 

Del grande scrittore argentino ritrovo l’espressione di questo sentimento anche nella poesia I giusti: “Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire. /… / Il ceramista che premedita un colore e una forma. / Il tipografo che compone bene questa pagina, che forse non gli piace. / Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto. / Chi accarezza un animale addormentato. /…/ Chi preferisce che abbiano ragione gli altri. / Queste persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo”.

Sarebbe così per l’operare di uno scienziato e di un artista ma anche per quello di un vasaio, un artigiano, forse e soprattutto, un pellegrino in cammino…

Ecco, il camminare, il contemplare, lo scalare, comunque con la montagna davanti agli occhi e sotto i piedi rappresentano forse l’esperienza che più di ogni altra può avvicinarci al sacro, a un divino possibile e naturale senza passare dalla preghiera. Un’esperienza che anche i più distratti di noi possono aver provato, forse con sorpresa, spesso con meraviglia.».

Potete proseguire la lettura qui

“Assalto alle Alpi” https://www.doppiozero.com/assalto-alle-alpi

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Foto mia (flickr)

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Invecchiare in rete | Francesca Rigotti

..“la vecchiaia, nella versione di Natalia Ginzburg ripresa da Massimo Mantellini, «s’annoia ed è noiosa. La noia genera noia, propaga noia intorno come la seppia propaga l’inchiostro» (N. Ginzburg, La vecchiaia, in Mai devi domandarti, Garzanti 1970, p. 31). Mai più conflitto e dialettica, neanche stupore, solo noia. Aiuto. Una visione spietata, quella di Massimo Mantellini..”

Eppure l'articolo/recensione di Francesca Rigotti è bello e divertente e non irriverente…

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Chiara Portesine, Dizionario Manganelli 2. Arte, «Doppiozero», October 2, 2022

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Parole e immagini (9) / Qui Odessa. Separare il grano dal loglio

Parole e immagini (9) / Qui Odessa. Separare il grano dal loglio

Parole e immagini (9) / Qui Odessa. Separare il grano dal loglio

Eugenio Alberti Schatz, Anna Golubovskaja

2 Giugno 2022

DOPPIOZERO

Non chiedo mai a nessuno di mettersi in posa. Semplicemente mi trovo accanto, parliamo insieme, capita anche che me ne vada senza nemmeno aver fatto uno scatto. Certe volte ho osservato per degli anni. Altre volte, un passante che mi viene incontro mi sorride in…


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Kundera e Fellini: orfani del passato e del futuro

Kundera e Fellini: orfani del passato e del futuro

Kundera e Fellini: orfani del passato e del futuro

Massimo Rizzante

3 Giugno 2022

DOPPIOZERO

Il libro di Stefano Godano Kundera e Fellini. L’arte di non incontrarsi (Mondadori Electa, coll. Rizzoli illustrati, 2022, p. 197) è la storia di un incontro su un incontro mai avvenuto. In altre parole, è la storia di un’amicizia, quella tra l’autore del libro e sua moglie Daniela Barbiani, nipote di…


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Il festival del Piccolo Teatro / Quattro proposte per un Presente Indicativo

Il festival del Piccolo Teatro / Quattro proposte per un Presente Indicativo

Il festival del Piccolo Teatro / Quattro proposte per un Presente Indicativo

Maddalena Giovannelli ,   Alessandro Iachino

3 Giugno 2022

DOPPIOZERO

Venticinque titoli, di cui venti internazionali. Un mese di fitta programmazione per farsi un’idea del mutare delle tendenze nella grande produzione europea di spettacolo dal vivo. Il festival Presente Indicativo – forse a oggi il segno più forte…


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Sequoie sul tetto del mondo

sempre bravi quelli di doppiozero. Ed è facile riportare la “teofania cosmica” che discende dagli alberi monumentali all’immaginario ricostruito digitalmente da Avatar con quello che ne consegue nell’identificazione del totem naturale.

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Artaud: sono nato dal mio dolore

“Doppiozero”, attraverso la tastiera di Marco Ercolani, dedica ai due libri di Antonin Artaud pubblicati da MC Edizioni e Medusa una pagina intensa. L’ombelico dei limbi. Seguito dalla Corrispondenza con Jacques Rivière, e Sono nato dal mio dolore. Lettere dai manicomi 1937-1946, oltre a Galapagos. Le isole alla fine del mondo e altri reportage (reali o immaginari) costituiscono uno straordinario trittico, un’immersione nella profondità della vita e della scrittura di una figura centrale della cultura francese del secolo scorso.

Ai lettori il compito di incrociarla con i temi del nostro presente. Le lettere dai manicomi, ad esempio, oltre alla questione della malattia mentale, affrontano partendo dal vissuto del paziente, gli effetti devastanti dei “trattamenti sanitari obbligatori” e gli esercizi in corpore vili dei medici che consentono ai sani di sfuggire alla morsa della malattia sono attraverso il sacrificio dei loro stessi simili.

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Artaud: sono nato dal mio dolore

“Doppiozero”, attraverso la tastiera di Marco Ercolani, dedica ai due libri di Antonin Artaud pubblicati da MC Edizioni e Medusa una pagina intensa. L’ombelico dei limbi. Seguito dalla Corrispondenza con Jacques Rivière, e Sono nato dal mio dolore. Lettere dai manicomi 1937-1946, oltre a Galapagos. Le isole alla fine del mondo e altri reportage (reali o immaginari) costituiscono uno straordinario trittico, un’immersione nella profondità della vita e della scrittura di una figura centrale della cultura francese del secolo scorso.

Ai lettori il compito di incrociarla con i temi del nostro presente. Le lettere dai manicomi, ad esempio, oltre alla questione della malattia mentale, affrontano partendo dal vissuto del paziente, gli effetti devastanti dei “trattamenti sanitari obbligatori” e gli esercizi in corpore vili dei medici che consentono ai sani di sfuggire alla morsa della malattia sono attraverso il sacrificio dei loro stessi simili.

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#foodreviews #jamiesdayvlog #jstable #mzansifoodie #doppiozero #oxtail #shortrib #veggiecurry #thaicurry #crispyburger
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coachdonne
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#doppiozero le creme #naturali per la tua #bellezza
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I disagi provati e negati, in questo momento sono uno spartiacque. Prolungati oltre una certa soglia di tempo e intensità, cambiano le nostre vite, il nostro sentire, le nostre relazioni. È una questione fisiologica: una ferita leggera in un tempo breve può non lasciare segno o essere curata, una protratta nel tempo, invece, può lasciare tracce irreversibili. Cambiano, comunque, le relazioni. Qualcosa di incontrollabile e spesso non contrastabile in un dato momento (un virus e la sua gestione sanitaria e politica, per ora) arriva nelle nostre vite e trasforma il nostro sentire, la forma delle nostre paure, le sensazioni che abbiamo del tempo, degli altri, delle stagioni, del lavoro; cambia il senso profondo della vita che avevamo sedimentato quotidianamente, spesso con leggerezza, inconsapevolmente convinti di essere proprietari della nostra esistenza. Ora, dopo un anno e più di confusione, speranze, morti vere e uccisioni simboliche, il tasso di tristezza si diffonde.

Con un incerto tentativo di sorriso, malgrado tutto, cerchiamo di farci forza e di continuare come se in fondo tutto non fosse così grave. E rimaniamo incagliati tra la speranza di tornare alla casella di partenza con una bella iniezione vaccinale e tecnologica e quel non so che di incertezza che i nostri sensi registrano a contatto con un caldo “anomalo”, una pioggia che “non si era mai vista” e altre “amenità” naturali; o sociali, dato che in molti già oggi, forse noi stessi domani, non sappiamo se e come riusciremo a mantenerci economicamente, se potremo avere ancora una stanza tutta per noi.

Un modo sano di affrontare la realtà è affrontarla. Nominarla con parole adeguate, meditate e modificabili. Parole nette, ma flessibili, capaci di accettare l’evidenza, ma aperte al dubbio. Fare questo significa, soprattutto per noi adulti, dedicare tempo alla sosta.

Tempo presente: dormirci su

Enrico Parsi

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rhodainsilence
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Da https://www.doppiozero.com/materiali/salutare-le-parole


Salutare le parole  di Chandra Livia Candiani


Lo sguardo è ghiacciato

non bruciarti

stai sotto il mantello

cucito per te dagli anziani 

e mentre raschi il vetro

raccogli tutto il peso

dell’attenzione tra le scapole

e poi lancia lanciale lontano

le belle parole.


Non voglio parole che mi spieghino e nemmeno che sgroviglino né chiariscano. Non voglio parole che mi riempiano e nemmeno che mi facciano sentire sciocca e con poca scuola alle spalle. Non voglio parole che complichino senza un cuore al centro. Non voglio parole che si diano arie. Ho bisogno di parole leggere eppure capaci di sfamare e dissetare, parole che mi domandino tanto, tutta la testa da mozzare e un cuore ingenuo da allenare al passo delle bestie nella foresta, vigile e sempre a casa, eppure sempre in pericolo. Voglio parole disobbedienti ma anche candide. Parole capriole e parole solletico, parole lampi, fulmini e tuoni, parole aghi che cuciono e parole che strappano la stoffa del discorso.


Parole silenziosissime che non svegliano i bambini della notte. Parole che conoscono i ring e non sferrano mai colpi bassi. Ma toccano. Rintoccano. Fanno percepire la pelle e vibrare le ossa. Le ferite si acquietano sotto le parole di fuoco, si riconoscono della stessa natura. Ho bisogno di parole che mi cercano, cercano la mia oscurità, non la mia chiarezza e si accovaccino con me, con me respirino affannate nell’oscurità. Parole che sappiano aspettare. Parole che mi diano uno spintone verso quello che ancora non oso sapere. Parole compagne del silenzio. Una ogni tanto. Poi tre passi. Ancora una. E sei passi. Parole che vedano i tuoi occhi e i tuoi capelli, come cadono per un nonnulla e come gli occhi si arrossino scrutando il buio. Parole che conoscano gli sforzi. Per non dire. Per dire tutto. Per dire senza far male. Per velare. Per dire quello che tu taci. Per dire quello che sottintendi. Parole che accarezzino quello che taci per viltà e per paura e non lo condannino a decifrarsi ma bisbiglino solo: “Ci sei. Io ti sento.”

Ho bisogno di parole che mi ascoltino.

Ora è tempo per me di salutare le parole.