Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
«L'altro è e rimane trascendente a me attraverso un corpo, delle intenzioni e delle parole estranei a me; “tu che non sei e non sarai mai me né mia” sei trascendente a me in corpo e in parole, in quanto incarnazione inappropriabile da parte mia, pena l'alienazione della mia libertà. Volerti possedere equivale a un sogno solitario, solipsistico, che dimentica che la tua coscienza e la mia non ubbidiscono alle stesse necessità.
Più che afferrarti - con la mano, con lo sguardo, con l'intelletto - si tratta di fermarmi davanti all'inappropriabile, di lasciar essere la trascendenza fra noi, “Tu che non sei e non sarai mai me né mia” sei e resti tu, poiché non posso afferrarti, capirti, possederti. Sfuggi a ogni presa, a ogni sottomissione da parte mia se ti rispetto non tanto perché sei trascendente al tuo corpo, ma perché sei trascendente a me.
[…] Certo, non ti capirò mai, non afferrerò mai chi sei: sempre ti terrai fuori di me. Ma questo non essere io, non essere me né mia, rende la parola possibile e necessaria fra noi.
Nessun dire sul desiderio vale senza questa domanda muta: “Chi sei tu che mai sarai me né mia, tu che rimarrai sempre trascendente a me, anche se ti tocco, poiché il verbo si è fatto
carne in te in un modo, e in me in un altro?"»
(Luce Irigaray, Essere due)