


















Invincibile Armada: terra o no? | Blog di luigialfonsoviazzo -
La Spanish Armada campaign of 1588, nota come Invincibile Armada, arrivò effettivamente fino alle coste dell’Inghilterra, ma non riuscì mai a sbarcare truppe.
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La costa spagnola che il turismo di massa non ha ancora trovato
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Domani ho un colloquio, spero vada bene anche se m oso venga un po la posizione dato che non l ho mai fatta ma penso sia abbastanza facile, prima vediamo se mi prendono appunto perché non ho esperienza.. poi forse posso incastrare il fare la babysitter e credo che così potrebbe andar bene ma se neanche qui mi prendono mi tocca chiedere dove lavorava mio papà e li allora dovrò stare fuori tutto il giorno poiché è lontano e in più non potrò tirarmi indietro.. l’unica cosa è che eventualmente mi vengono incontro con gli orari e col fatto che voglio un part time e non Full time.. vedremo ho ancora 1 possibilità domani e mi do tutta la settimana di tempo per cercare altro prima di chiedere a loro.. Spero andrà bene domani.. per adesso cerco di dormire sperando in amore spagnolo perché voglio andare via da qui e se mi innamorassi una ragazza spagnola sarebbe un sogno..


Presentazione editoriale:
In un mondo in cui tutti corrono senza mai fermarsi, esiste un tempo diverso. È il tempo dell'infanzia, quello che i grandi spesso dimenticano di cercare. Una riflessione sul nostro rapporto con il tempo e un invito a rallentare, osservare e a vivere pienamente il presente, lontano dalla frenesia che scandisce le nostre giornate. Perché il tempo che davvero conta è sempre qui, in attesa di essere riconosciuto.
M. Nodari (testo), J. Cisneros (illustrazioni), Il tempo che volevi, Padova, Kite Edizioni, 2025
Nota: Non è bello, però, che Jesús Cisneros [o è stato l'Editore?] abbia riutilizzato totalmente almeno tre illustrazioni (sei pagine su venticinque) già usate nel 2013 per il libro Il respiro del vento (di cui per i testi era co-autore Alfredo Stoppa) per quanto si può vedere sull'estratto del libro nel sito dell'editore.


El discurso completo de Sánchez sobre la guerra de EEUU e Israel contra Irán: “No seremos cómplices”
4 marzo 2026
Il discorso integrale di Pedro Sánchez, Presidente del Governo spagnolo, sulla guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran

Buongiorno, cari e care connazionali,
mi rivolgo a voi per informarvi della crisi che si è scatenata in Medio Oriente, della posizione del Governo di Spagna e delle azioni che stiamo mettendo in campo.
Come sapete, sabato scorso Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, che a sua volta ha risposto bombardando in modo indiscriminato nove Paesi della regione e una base britannica situata in uno Stato europeo, a Cipro.
Voglio prima di tutto esprimere la solidarietà del popolo spagnolo ai Paesi attaccati illegalmente dal regime iraniano.
Da allora le ostilità sono proseguite, se non addirittura aumentate, provocando centinaia di morti nelle case, nelle scuole, negli ospedali. Si sono registrati anche il tracollo delle borse internazionali e gravi interruzioni nel traffico aereo e nello stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava, fino a pochissimo tempo fa, il 20% del gas e del petrolio mondiale.
Nessuno sa con certezza cosa accadrà ora. Non sono chiari nemmeno gli obiettivi di chi ha lanciato il primo attacco.
Ma dobbiamo essere preparati, come affermano gli stessi promotori, alla possibilità che questa sia una guerra lunga, con numerose vittime e, quindi, con gravi conseguenze anche a livello globale, in termini economici.
La posizione del Governo di Spagna di fronte a questa congiuntura è chiara e coerente. È la stessa che abbiamo mantenuto in Ucraina e anche a Gaza. In primo luogo, no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto i più indifesi e la popolazione civile. In secondo luogo, no all’idea che il mondo possa risolvere i propri problemi solo attraverso i conflitti e le bombe. E infine, no alla ripetizione degli errori del passato.
In definitiva, la posizione del Governo di Spagna si riassume in tre parole: no alla guerra.
Il mondo, l’Europa e la Spagna si sono già trovati qui prima. Ventitré anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente. Una guerra che, in teoria, doveva eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, portare la democrazia e garantire la sicurezza globale, ma che, col senno di poi, ha prodotto l’effetto contrario. Ha scatenato la più grande ondata di insicurezza che il nostro continente abbia vissuto dalla caduta del Muro di Berlino.
La guerra in Iraq ha generato un drastico aumento del terrorismo jihadista, una grave crisi migratoria nel Mediterraneo orientale e un incremento generalizzato dei prezzi dell’energia e, quindi, anche del carrello della spesa e del costo della vita. Questo fu il “regalo” del trio delle Azzorre [riunione del 2003 tra Bush, Blair e Aznar, NdT] agli europei di allora: un mondo più insicuro e una vita peggiore.
È vero che è ancora presto per sapere se la guerra con l’Iran avrà conseguenze simili a quelle dell’Iraq, se servirà a provocare la caduta del terribile regime degli ayatollah in Iran o a stabilizzare la regione.
Ciò che sappiamo è che da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né servizi pubblici migliori, né un ambiente più sano. Al contrario, ciò che al momento possiamo intravedere è maggiore incertezza economica, aumenti del prezzo del petrolio e anche del gas.
Per questo dalla Spagna ci opponiamo a questo disastro, perché riteniamo che i governi siano qui per migliorare la vita delle persone, per offrire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la loro esistenza.
Ed è assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere a questo compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e, al tempo stesso, riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili.
Di fronte a questa congiuntura, il Governo di coalizione progressista farà ciò che ha fatto in altri conflitti e in altre crisi internazionali.
In primo luogo, stiamo assistendo le cittadine e i cittadini spagnoli che si trovano in Medio Oriente e li aiuteremo a rientrare nel nostro Paese, se questo è naturalmente il loro desiderio. Il servizio estero e le forze armate stanno lavorando giorno e notte per organizzare piani di evacuazione.
È evidente che le operazioni sono molto delicate, poiché lo spazio aereo della regione non è sicuro e la rete aeroportuale è gravemente colpita dagli attacchi. Ma i nostri connazionali possono avere la certezza che li proteggeremo e che li riporteremo a casa.
In secondo luogo, il Governo di Spagna sta studiando scenari e possibili misure per aiutare famiglie, lavoratori, imprese e lavoratori autonomi, affinché possano mitigare gli impatti economici di questo conflitto, qualora fosse necessario.
Grazie al dinamismo della nostra economia e anche alla responsabilità della politica fiscale del Governo, la Spagna dispone in questo momento delle risorse necessarie per affrontare ancora una volta questa crisi.
Abbiamo la capacità, abbiamo la volontà politica e lo faremo insieme alle parti sociali, come abbiamo fatto durante la pandemia, la crisi energetica o, più recentemente, la crisi dei dazi.
In terzo luogo, collaboreremo, come abbiamo sempre fatto, con tutti i Paesi della regione che sostengono la pace e il rispetto della legalità internazionale — due facce della stessa medaglia — appoggiandoli con le risorse diplomatiche e materiali necessarie.
Lavoreremo con i nostri alleati europei a una risposta coordinata e realmente efficace. E continueremo a impegnarci per una pace giusta e duratura in Ucraina e in Palestina, due luoghi che meritano di non essere dimenticati.
Infine, il Governo continuerà a esigere un cessate il fuoco e una soluzione diplomatica a questa guerra. E voglio dirlo con chiarezza: sì, la parola giusta è esigere. Perché la Spagna è un membro a pieno titolo dell’Unione Europea, della Nato e della comunità internazionale. E perché questa crisi riguarda anche noi, riguarda gli europei e, di conseguenza, gli spagnoli.
Per questo dobbiamo esigere da Stati Uniti, Iran e Israele che si fermino prima che sia troppo tardi.
L’ho detto molte volte e lo ripeto ora: non si può rispondere a un’illegalità con un’altra illegalità, perché è così che iniziano le grandi tragedie dell’umanità.
Ricordiamo che, prima dello scoppio della Prima guerra mondiale nell’agosto del 1914, qualcuno chiese al cancelliere tedesco dell’epoca come fosse iniziata la guerra. E lui rispose, alzando le spalle: “Magari lo sapessi”.
Molto spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, per errori di calcolo, guasti tecnici, eventi imprevisti.
Dobbiamo dunque imparare dalla storia e non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone.
Le potenze coinvolte in questo conflitto devono cessare immediatamente le ostilità e puntare sul dialogo e sulla diplomazia.
E noi dobbiamo agire con coerenza, difendendo oggi gli stessi valori che difendiamo quando parliamo di Ucraina, di Gaza, di Venezuela o di Groenlandia.
La domanda non è se siamo o meno a favore degli ayatollah. Nessuno lo è. Certamente non lo è il popolo spagnolo, e tanto meno il Governo di Spagna.
La vera domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, quindi, della pace.
La cittadinanza spagnola ha sempre ripudiato la dittatura di Saddam Hussein in Iraq, ma non per questo ha sostenuto la guerra in Iraq, perché era illegale, ingiusta e non ha risolto realmente quasi nessuno dei problemi che pretendeva di affrontare.
Allo stesso modo, noi ripudiamo il regime iraniano, che reprime e uccide brutalmente i propri cittadini, in particolare le donne.
Ma allo stesso tempo respingiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica.
Alcuni ci accuseranno di ingenuità per questo. Ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza. Ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle rovine. O che praticare un servilismo cieco e acritico sia una forma di leadership.
Al contrario, ritengo che questa posizione non sia affatto ingenua: è coerente. E dunque non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri valori e ai nostri interessi, semplicemente per timore di eventuali ritorsioni.
Abbiamo una fiducia assoluta nella forza economica, istituzionale e, oserei dire, morale del nostro Paese. E in momenti come questo ci sentiamo più orgogliosi che mai di essere spagnoli.
Siamo consapevoli delle difficoltà, ma sappiamo anche che il futuro non è scritto, che la spirale di violenza che molti danno per scontata è in realtà evitabile e che l’umanità può ancora lasciarsi alle spalle sia l’integralismo degli ayatollah sia la miseria della guerra.
Alcuni diranno che siamo i soli ad avere questa speranza, ma non è così. Il Governo di Spagna sta con chi deve stare. Sta con i valori che i nostri padri e i nostri nonni hanno sancito nella nostra Costituzione. La Spagna sta con i principi fondativi dell’Unione Europea. Sta con la Carta delle Nazioni Unite. Sta con il diritto internazionale e, quindi, con la pace e la pacifica convivenza tra i Paesi.
Siamo inoltre insieme a molti altri governi che la pensano come noi e anche a milioni di cittadine e cittadini che in tutta Europa, in Nord America e in Medio Oriente chiedono al domani non più guerra o più incertezza, ma più pace e più prosperità.
Perché la prima avvantaggia solo pochi.
La seconda avvantaggia tutti.
Grazie mille
Pedro Sánchez
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Qui il testo in lingua originale spagnola:

GAUDIREM: A BARCELLONA IL NUOVO FESTIVAL
Nell'anno della celebrazione per il centenario della morte del gigante spagnolo dell'architettura Antoni Gaudì, la famiglia Zavatta Bogino annuncia la nascita del Festival di Circo GaudiRem.
La famiglia Zavatta - Bogino, proprietaria dello spagnolo Circo Smile, è entusiasta di annunciare che è in arrivo la prima edizione del 𝐆𝐚𝐮𝐝𝐢́𝐫𝐞𝐦 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥 𝐝𝐞 𝐂𝐢𝐫𝐜, il Festival del Circo GaudiRem.
Un nuovo progetto pieno di entusiasmo, creatività e con tanto lavoro alle spalle, che omaggia il grande architetto Antoni Gaudí in un anno molto significativo: il centenario della morte e la celebrazione dell'anno di Gaudí.

Un festival circense ispirato alla sua arte, immaginazione e modo unico di intendere la bellezza:
❞𝗣𝗿𝗶𝗺𝗲𝗿 𝗹❜𝗮𝗺𝗼𝗿, 𝘀𝗲𝗴𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝘁𝗲̀𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮❞
A brevissimo condivideremo ulteriori dettagli su questo spettacolo che unirà architettura e circo in un'esperienza unica.
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La Spagna vola e l'Italia s'impantana
https://aitanblog.wordpress.com/2026/02/11/dal-dinamismo-spagnolo-ai-pantani-italioti-un-anno-dopo/
Crescita, occupazione, demografia, immigrazione: Spagna e Italia hanno scelto strade diverse. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Un'analisi con dati OCSE, FMI, Eurostat, INE e ISTAT.

Pedro Sanchez, premier spagnolo, regolarizza 500 mila migranti e viene accusato dalla destra di fare ingegneria elettorale: in sostanza di crearsi un bacino elettorale con questo atto.
Intanto c’è da dire che regolarizzare non è dare la cittadinanza, si tratta di un permesso regolare di soggiorno a chi non ce l’ha; in secondo luogo in Spagna si voterà nel 2027, l’anno prossimo, un tempo troppo breve perché le persone oggi regolarizzate possano giungere alla cittadinanza e poter votare.
Sarà pure ingegneria elettorale, ma ci vuole del coraggio oggi, anche potendo contare sulla diversa sensibilità degli elettori di sinistra, a proporre qualcosa che potrebbe essere rivoltata dalla destra nella paura dell’invasione straniera.
Io credo che Sanchez abbia fatto un lavoro umanitario, e non un calcolo, la vita di queste 500 mila persone sarà da oggi più accettabile, con la regolarizzazione avranno documenti e potranno richiedere i diritti, non saranno più ricattabili e costretti a lavorare in nero nelle mani dei caporali che li sfruttano per niente.
La destra combatte di più la regolarizzazione e la legalità dell’immigrazione, che l’immigrazione in sé, solo in questo modo può fornire ai propri elettori carne umana da sfruttare per pochi soldi nelle campagne, nelle fabbriche, negli allevamenti, nella ristorazione, nel turismo e dovunque serva del lavoro duro non retribuito, senza garanzie e senza diritti.
Ma la destra non può capire queste cose, crede che ci sia del tornaconto, hanno sembianze umane ma non hanno raggiunto il livello dell’umanità, non riescono neanche a pensare che anche le persone che provengono da paesi lontani, che hanno la pelle diversa dalla nostra e costumi differenti, passano essere trattati da esseri umani e non da cose da utilizzare.

Immagine: Francisco de Zurbarán, Apoteosis de Santo Tomás de Aquino, 1531. Olio su tela, 486 x 385 cm [part.], (Seville, Museo de Bellas Artes)
In questo quadro di Francisco de Zurbarán, l’Apoteosi di San Tommaso d'Aquino, sono raccolte le immagini di ben cinque santi scrittori, e che Santi!: addirittura alcuni dei più noti Dottori della Chiesa (i quattro più antichi). Alla destra di San Tommaso che appare nel momento in cui riceve l'ispirazione dello Spirito Santo per scrivere il suo capolavoro, la Summa Theologiae, sono raffigurati San Gregorio I papa e Sant'Ambrogio; alla sua sinistra ci sono invece San Girolamo e Sant'Agostino.
Che volumoni avranno squadernato sulle ginocchia i quattro Dottori? Ipotizzo, semplicemente indicando le più famose opere di ciascuno: San Gregorio Magno, Moralia in Iob (commento al Libro di Giobbe); Sant’ Ambrogio, De officiis ministrorum (I doveri del clero); San Girolamo, Vulgata (la Bibbia tradotta in latino); Sant'Agostino, Confessiones (Le confessioni).
Nota: in alto a destra, anche San Domenico, in conversazione con San Paolo, ha un libro aperto in grembo.
Immagine completa e a grande definizione su Arts and Culture di Google, QUI.
La segnalazione dell'immagine da: LaudatorTemporisActi, QUI.