Il 22 settembre 2013 la popolazione sarà chiamata ad esprimersi sull'abolizione del servizio militare obbligatorio. Accettare quest’iniziativa mi sembra la cosa più logica da fare in un paese democratico, moderno e progressista quale la Svizzera. In effetti, il servizio militare così come concepito attualmente è un sistema ormai superato, retrogrado e non più conforme alla realtà attuale.
Potrebbe suonare paradossale ma il sistema di leva obbligatoria destinato unicamente agli individui di sesso maschile promuove il maschilismo latente che esiste nella nostra società, società che tende categorizzare tutto ciò che ci circonda su una divisione binaria caratterizzata da due opposti dove tutto è nero o bianco, giusto o sbagliato, donna o uomo. Ad ogni categoria vengono associate delle caratteristiche stereotipate ed il militare obbligatorio per gli individui di sesso maschile persiste in questa direzione dettando alla società ruoli ed identità. Il servizio di leva obbligatoria stabilisce che l’individuo di sesso maschile deve essere quello più forte, colui che provvede alla famiglia e alla patria; mentre la donna è la figura più fragile e subordinata ad esso, è colei che deve stare a casa con la famiglia.
Il servizio militare tende a standardizzare l’individuo senza considerarne le sue peculiarità arrivando, in alcuni casi, ad arrecare danni psicologici e/o fisici. In effetti, noi non siamo tutti uguali (e per fortuna), abbiamo personalità ed interessi differenti e pertanto svolgiamo tutti attività che ci rappresentano. Il militare porta gli individui ad una standardizzazione delle attività e del modo in cui vengono percepite ed impartite le regole (con un sistema autoritario), coloro che non sono compatibili con questa nuova realtà facilmente verranno emarginati, considerati come diversi e probabilmente, in maniera più o meno marcata, saranno vittime di episodi di bullismo che appunto possono arrecare danni psicologici e in alcuni casi pure fisici.
I favorevoli dicono che il servizio militare sia un’esperienza unica che forgia il carattere di un individuo. Io dico che magari un servizio di volontariato presso gli anziani, in un paese in via di sviluppo, o in un altro settore sociale forgia il carattere molto di più che un addestramento che trae ispirazione da una situazione di odio, violenza e distruzione. I favorevoli alla leva obbligatoria dicono che togliendo l’obbligo solo i fanatici si iscriverebbero al militare. Io dico che se questo ragionamento fosse corretto allora dovrei credere che tutti coloro che hanno proseguito con la carriera militare sino ad ora, che tutti i poliziotti e che tutti i doganieri siano dei fanatici. I favorevoli alla leva militare obbligatoria dicono che abolendo l’obbligo saremmo in pericolo. Io dico, in pericolo da cosa? L’unico pericolo al quale posso pensare sono gli attacchi terroristici o le catastrofi naturali, ma credo che un esercito di volontari o di professionisti sia perfettamente in grado di far fronte a queste emergenze. I favorevoli alla leva obbligatoria dicono che il servizio militare è una caratteristica dell’identità svizzera ed è un valore per ogni cittadino. Credete davvero che sia corretto addestrare tutta la popolazione maschile alla guerra, alla distruzione? Io dico che la mia Svizzera, paese neutrale e patria della Croce Rossa, non abbia la guerra come valore. Non tutti siamo fatti per la guerra e non tutti condividono i suoi valori e dunque non trovo corretto che tutti vengano addestrati a ciò. Sono d’accordo che lo stato impartisca degli obblighi, ma unicamente laddove tali obblighi apportino un contributo positivo e concreto alla comunità. Il militare, così come concepito oggi, non porta nulla. Lanciare delle granate dal valore di migliaia di franchi solo per un’esercitazione non apporta del bene; dare migliaia di franchi alla ricerca, alla cultura, alla sanità, alle famiglie, ai trasporti, questo apporta del bene. Per me questo è un valore, non il militare.
Dicendo “sì” all'iniziativa non diciamo “sì” all'abolizione del militare. Diciamo “sì”alla possibilità di scelta. Diciamo che chi vuole fare il militare potrà continuare a farlo mentre chi non vuole, chi non condivide i suoi valori, potrà finalmente scegliere. Io non condivido le idee del militare ma comprendo che ci siano persone che vogliono prestare tale servizio. Pertanto io non mi permetto di vietare loro di provare quest’esperienza, allo stesso modo tali persone dovrebbero capire che c’è gente che non vuole svolgere questo servizio e che deve poter scegliere. Chi voterà “no” all'iniziativa il 22 settembre persevererà col misoginismo latente che caratterizza la nostra società, sarà d’accordo con la standardizzazione dell’individuo che può portare ad episodi di bullismo, condividerà i valori del militare (quelli positivi come pure quelli negativi quali guerra e distruzione). In fine, chi dirà “no” all'iniziativa sarà così supponente da mettere i suoi valori davanti alla libertà di scelta altrui.